gravidanza inverno

 

Sono finalmente in arrivo nuove tutele per i lavoratori autonomi in generale, ovvero peri possessori di partita IVA.

 

Le novità tele riguarderanno nello specifico i casi di infortunio e la gravidanza. Il consiglio dei ministri, infatti, ha dato il via libera alla delega che mira a combattere la povertà e al Jobs Act riguardante i lavoratori autonomi.

 

Il Ddl in lavorazione, inoltre, si occuperà del cosiddetto “smart working”, al fine di favorire “l’articolazione flessibile della prestazione di lavoro subordinato in relazione al tempo e al luogo di svolgimento”.

Sostanzialmente tra i progetti del governo, in linea con la legge di Stabilità 2015, c’è quello di sostenere e favorire l’inserimento lavorativo del professionista indipendente, fornendogli anche servizi ad hoc che lo sostengano in maniera efficace al sopraggiungere di determinate condizioni – per esempio la malattia, oppure l’avvio di una gravidanza, con conseguente parto e periodi di maternità – che lo mettono seriamente a rischio di esclusione sociale e lavorativa nel contesto in cui ha operato fino allora.

 

Tra i punti cardine del Ddl c’è l’intenzione di impedire condotte “abusive” da parte del datore di lavoro, il quale non potrà cambiare a proprio piacimento, in maniera unilaterale, le condizioni del contratto, né annullarlo senza aver fornito precedentemente un congruo preavviso che permetta al lavoratore di ri-organizzarsi.

Non solo, perché vengono dichiarate nulle le clausole che riconoscono forme di pagamenti dilazioni oltre i sessanta giorni e viene definita senza mezzi termini “abusiva” la pretesa del datore di lavoro di non stipulare contratti scritti.

 

Ma veniamo al punto forse più importante delle nuove norme riguardanti il lavoro indeterminato: l’inizio di una gravidanza, l’insorgere di una patologia invalidante o di un infortunio, infatti, non potrà più comportare l’estinzione del rapporto di lavoro. L’esecuzione dello stesso rimarrà così “sospesa, senza diritto al corrispettivo, per un periodo non superiore a centocinquanta giorni”.

Nel caso invece invece in cui il periodo di malattia superi e sessanta giorni, il versamento dei contributi verrà sospeso fino a un massimo di due anni.

 

Misura ugualmente importante è quella che riconosce il diritto, da parte della donna incinta, di ottenere l’indennità di maternità per un periodo di cinque mesi, e questo “indipendentemente dalla effettiva astensione dall’attività lavorativa”.

 

Entrambi i genitori di bambini nati a partire dal 1 gennaio 2016, inoltre, godranno del diritto di congedarsi per un periodo corrispondente a sei mesi da spendere e spalmare a proprio piacimento nell’arco dei primi tre anni di vita del figlio.

 

La strada verso il pieno riconoscimento dei diritti genitoriali dei lavoratori e delle lavoratrici autonome è probabilmente ancora lunga ma un ulteriore passo è stato compiuto.

Lasciamo alle lettrici una valutazione sul reale impatto all’atto pratico di tali misure.

 

A cura della Redazione di Mammole

ultima revisione 04/02/2016

Le Mammole parlano qui di gravidanza e lavoro

 

 

 

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