
Da sempre si è ritenuto che i fianchi larghi della donna, fossero stati concepiti ampi per rendere più agevole e meno difficoltoso il parto, ma rendendo, al contempo, meno efficienti corsa e cammino. Questo argomento, definito dilemma ostetrico, riceve oggi un cambiamento concettuale notevole, basandosi sull’evoluzione che nel corso dei secoli ha ridotto in maniera sempre maggiore la larghezza del bacino della donna. Il dubbio che a questo punto si solleva, è se la naturale selezione abbia dato più importanza alla sicurezza del parto o all’efficienza di una corsa.
Uno studio in merito all’argomento del dilemma ostetrico, sembrerebbe aver dimostrato come, la convinzione storica del bacino largo femminile utile per un parto più agevole ma inefficace per una buona deambulazione, sia in realtà una teoria del tutto errata.
I ricercatori di Harvard, in collaborazione con i colleghi della Boston University e dell’Hunter College, hanno infatti messo in evidenza come non esista alcuna correlazione scientifica tra la larghezza delle anche e l’efficienza della deambulazione.
Il motivo per cui questa convinzione affonda le sue radici in una teoria completamente sbagliata è perché, di fondo, non esiste alcuna correlazione fisica e biomeccanica che la giustifichi.
In primo luogo, le forze di locomozione messe in gioco durante il cammino o la corsa non sono minimamente collegate al modellamento curvo del bacino femminile; in secondo luogo, è stato evidenziato come non sia possibile prevedere l’energia utilizzata durante la deambulazione in base alla larghezza del bacino, poiché non esiste alcun concetto biomeccanico che li mette in relazione.
La ricerca in merito all’argomento è nata da uno studio concomitante di due dottorati che stavano esplorando la veridicità scientifica di questo stesso concetto e che scoprendolo, hanno deciso di unire le forze per perseguire un unico scopo, quello di dimostrare che la convinzione del dilemma ostetrico si fonda su concetti totalmente sbagliati.
La rivisitazione di questo argomento, mette in evidenza come, certe volte, la scienza dia per scontato dati che in realtà non lo sono, ma allo stesso tempo crea un’elasticità legata alla possibilità di riaprirli per verificarli ed eventualmente contraddirli.
Ribaltare questa concezione permette di approcciare alle nozioni basilari dell’antopologia in modo totalmente nuovo, insegnando in modo differente anche l’evoluzione umana, le varie fasi di adattamento del corpo alla deambulazione eretta, per finire al concetto del parto.
I ricercatori per sfatare la convinzione millenaria, hanno studiato i semplici modelli biomeccanici per comprendere le forze che potevano agire sui fianchi. Gli studi hanno permesso di dimostrare come le leve create dagli angoli di piede, caviglia e gamba, generano forze che non sono affatto ostacolate dalla larghezza nè nel movimento, nè nell’intensità.
Inoltre la ricerca è stata applicata ai concetti di biomeccanica dinamica inversa, in modo tale da avere anche la riprova di quanto affermato e scoperto. Essenzialmente è stata eseguita una misurazione delle reazioni a catena generate da forze biomeccaniche che, muovendosi attraverso il corpo, partono dal piede per progredire verso la gamba fino al bacino.
La conclusione dello studio, quindi, afferma che non è vero che le persone col bacino largo spendono più energia per camminare e correre, poiché questa non è stimabile biomeccanicamente.
Inoltre, dal punto di vista evoluzionistico, per un periodo di tempo molto lungo – fino a circa 10.000 anni fa, nelle popolazioni di cacciatori e raccoglitori, prima della scoperta dell’agricoltura – le dimensioni del bacino materno sarebbero state ben proporzionate alle dimensioni del bambino e dunque ben adattate sia alla funzione locomotoria che a quella riproduttiva.
Le difficoltà che riscontriamo oggi nel partorire (spesso ricondotte alla cosiddetta sproporzione cefalo-pelvica) potrebbero allora essere soprattutto conseguenza dello stile vita odierno e della maggiore disponibilità di risorse alimentari che hanno portato a neonati di maggiore peso alla nascita. Tesi che andrà confermata con ulteriori studi.
È comunque d’obbligo comunque ricordare e puntualizzare che l’esperienza del parto non è solo influenzata dalle sole dinamiche meccaniche ma soprattutto da quello che vi sta a monte: le influenze psicologiche dell’esperienza.
Infatti queste modulando la risposta ormonale hanno modo di influenzare il confronto tra forza e resistenza. In sintesi tra contrazioni e resistenza (del collo uterino, del pavimento pelvico… )
Fonte:
http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0118903

