L’OMS protegge i bambini dal marketing alimentare ✿

L’industria del marketing di cibo e bevande è una macchina grande e sofisticata che si rivolge prevalentemente ai bambini come primo target di consumo.

 

Le pubblicità su TV, Internet e cellulari sono state potenziate da tecniche di posizionamento strategico dei prodotti all’interno dei supermercati e dei negozi, rendendoci bersaglio continuo di sponsor alimentari.
Il problema principale non è tanto la pubblicizzazione dei prodotti, quanto piuttosto il fatto che spesso gli alimenti sponsorizzati sono ricchi di grassi, zuccheri e sale; tutti elementi che andrebbero limitati in una dieta sana. Basti pensare che un’analisi svolta sulle pubblicità greche nel 2008 ha mostrato che il 65% del cibo promosso contiene elevate quantità di zuccheri e grassi.

 

La pubblicità alimentare e altre forme di marketing influenzano le preferenze dei bambini in fatto di cibo, le abitudini di acquisto e tutti i comportamenti alimentari. Il marketing è stato anche associato ad un aumento del sovrappeso e dell’obesità infantile.
Infatti le abitudini alimentari che i bambini acquisiscono durante l’infanzia li incoraggiano ad adottare stili di vita e pratiche alimentari non salutari che persistono anche nell’età adulta, aumentando il rischio di obesità, sovrappeso e patologie come diabete e disturbi cardiovascolari.

 

Amanda Long, Direttore Generale dell’organizzazione sui diritti dei consumatori Consumers International, ha affermato:

“Le industrie alimentari spendono milioni di dollari nello sviluppo di pubblicità che funzionano. La maggior parte degli spot visti dai bambini di tutto il mondo riguardano cibo contenente alte quantità di grassi, zuccheri, sale e calorie.”
Anche molti governi stanno iniziando ad esprimere il loro parere in merito all’impatto della pubblicità sui bambini. Alcuni Stati come la Spagna e la Norvegia hanno aderito a campagne di auto-regolazione implementando restrizioni volontarie alle pubblicità di cibo e bevande.

 

In Europa, la legge inglese vieta di pubblicizzare in televisione cibi ricchi di grassi, zuccheri e sale durante la programmazione dedicata all’infanzia; quella dell’Inghilterra è la prima legge al mondo di questo tipo e apre la strada a nuove norme internazionali che impongano condizioni più restrittive alle industrie alimentari.
Nel 2003 infatti, il Governo Inglese ha chiesto all’Ufficio Nazionale delle Comunicazioni (OFCOM) di considerare la possibilità di una restrizione nelle pubblicità televisive di cibo e bevande rivolte ai bambini. La richiesta derivava dal fatto che un crescente numero di ricerche mostravano un aumento del tasso di obesità nei bambini britannici.
L’OFCOM, dopo alcune ricerche, concluse che le pubblicità avevano un impatto diretto sui bambini.

Tre anni dopo, per la prima volta, furono applicate restrizioni alle pubblicità televisive, che eliminavano gli spot di prodotti ricchi di zuccheri, sale  e grassi dai programmi dedicati ai bambini di età inferiore ai 16 anni. I risultati di tale restrizione sono stati significativi.
Dal 2009 i bambini sono stati esposti al 37% in meno di spot pubblicizzanti prodotti poco salutari rispetto a quanto accaduto nel 2005.

 

Il Ministero della Salute Inglese ha riportato che la spesa annuale per pubblicità di cibi e bevande dirette ai bambini nei media si è ridotta del 41%, da 103 milioni di sterline del 2003 a 61 milioni nel 2007.  Eppure alcune analisi indipendenti suggeriscono che queste cifre in calo mascherino lacune nella normativa vigente.
Attraverso spettacoli di intrattenimento per famiglie – considerate programmazione per adulti che cadono al di fuori della normativa vigente – i bambini sono ancora esposti a malsane pubblicità alimentari.

Malcolm Clark è il coordinatore di Children’s Food Campaign, un gruppo inglese che esercita pressioni per proteggere i bambini dal marketing di cibo spazzatura.
Egli sottolinea che la crescita dei nuovi media ha fornito metodi alternativi per la promozione di alimenti malsani.

 

“Gli sforzi dei genitori per aiutare i loro figli a mangiare sano vengono intaccati da sofisticati mezzi di promozione di cibo spazzatura ai bambini: in tv, on-line, al cinema, in riviste, nei supermercati, sugli imballaggi alimentari, e per alcuni anche a scuola. ”
Alla luce di quanto accaduto nel Regno Unito e in altri Paesi del mondo, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha raccomandato che i governi svolgano un ruolo di primo piano nella riduzione dell’esposizione dei bambini al marketing alimentare e nell’imposizione di nuove regole sulle tecniche persuasive che le aziende possono utilizzare, al fine di proteggere i bambini dagli impatti negativi della pubblicità.

Si tratta di una iniziativa politica fondamentale contenuta nel Piano di Azione Globale dell’OMS 2013-2020 per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (MNT), che è stato approvato dall’Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2013. Questo documento accompagna l’insieme di raccomandazioni dell’OMS sulla commercializzazione di prodotti alimentari e di bevande non alcoliche ai bambini, approvato dalla 63° Assemblea Mondiale della Sanità nel 2010.

 

L’OMS riconosce che il progresso globale richiede un’azione politica per indirizzare sia la pubblicità in televisione sia tutte le altre forme di marketing.
Per molti anni, l’OMS è stata promotrice di ricerche in merito alle evidenze disponibili sulla natura e l’impatto del marketing di cibi e bevande, emanando raccomandazioni globali. In Europa, si è creata nel 2008 una rete di 28 paesi guidati dalla Norvegia e focalizzata alla riduzione della pressione pubblicitaria sui bambini. Il prossimo obiettivo per i Paesi in questa rete è quello di promuovere lo sviluppo di politiche più efficaci e complete. Ciò richiederà ai governi di impostare i criteri per le politiche pubblicitarie, tra cui importanti definizioni in merito a quali alimenti debbano essere coperti dalle restrizioni sulla commercializzazione.
Nel nuovo European Food and Nutrition Action 2015-2020, gli Stati Uniti lavoreranno con l’OMS per definire l’utilizzo di modelli di profilo nutrizionale che valutino i valori nutrizionali degli alimenti e per fornire una base scientifica per le restrizioni di commercializzazione.

L’obiettivo è di stabilire standard elevati comuni a tutti gli Stati e di limitare ulteriormente l’impatto del marketing di cibi e bevande potenzialmente dannosi sui bambini, Trump permettendo…

 

 

Fonti Bibliografiche:
Protecting children from the harmful effects of food and drink marketing

European Food and Nutrition Action Plan 2015-2020

Marketing of foods and non-alcoholic beverages to children

WHO’s work on nutrition

 

 

 

 

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