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Discussione: fallimento adottivo

    fallimento adottivo

    corsi formazione

    grande tema che va tenuto in considerazione. per capire cosa succede se...

    la realtà che traspare dalla notiziona cattura attenzioni in tv...
    di restituzioni per l'adozione ce ne sono. significa che il bimbo viene restituito e quindi viene messo in Istituto di nuovo in un Paese che non conosce, con lingua che non conosce, con uno strazio infinito.
    a volte per eccesso di zelo forse vogliono evitare questo.

    CONSIDERAZIONI SUI FALLIMENTI ADOTTIVI

    e

    Contributi

    Fallimenti adottivi

    A cura di: Anna Guerrieri
    Data: 25-10-2006
    Argomento: Fallimento


    Questa è la relazione tenuta da Maurizio Chierici giudice onorario Tribunale per i minorenni di Milano sul tema dei "Fallimenti adottivi" durante un incontro sul tema di Genitori si diventa onlus.
    Gentilmente ci ha autorizzato a riportare le sue parole. Vi auguriamo buona lettura .

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    "Fallimento adottivo" drammaticamente significa che tanti bambini italiani e stranieri vengono riportati in Comunità perché i genitori adottivi non ce la fanno e gettano la spugna. Sono storie per lo più avvolte dal silenzio e che in maggioranza si perdono nella grande marea dei fascicoli civili aperti in Tribunale. Fanno eccezione quelle situazioni, in cui il fascicolo di adozione viene riaperto o aperto per i casi dell’adozione internazionale, e si tenta un nuovo abbinamento. Altrimenti restano storie avvolte dal silenzio, con permanenze lunghe in Comunità, sporadici rapporti con i genitori adottivi, magari solo per prolungare l’agonia di un rapporto che a 18 anni muore nel rancore o nell’oblio, lasciando un giovane adulto solo e senza radici.

    Questo succede perché? Difficile tentare una risposta, forse si possono formulare delle ipotesi, cercando, dopo di parlarne tutti insieme. Probabilmente il perché ha le sue radici nel fatto che molti adulti arrivano impreparati ad un impresa così complicata come la genitorialità adottiva e scelgono l’adozione come rimedio per un figlio mai nato, dopo infiniti tentativi di fecondazione artificiale. Quando il bambino arriva in casa invece di comprendere i suoi bisogni, la sua storia, si tenta di far coincidere i propri sogni con quella persona fragile portatrice di una storia talvolta drammatica.
    Si cerca un bambino che risarcisca di qualcosa, che aiuti a superare il dolore della sterilità. Invece, sempre di più ci si trova di fronte, nell'adozione internazionale a bambini grandi con una lunga storia di violenza famigliare prima e di istituto poi (caratterizzato da altrettanta violenza ed abbandono) o nell'adozione nazionale a bambini con vissuti pesanti di abbandono, maltrattamento e abuso e che provengono da percorsi tortuosi di ripetuti fallimentari tentativi di recupero della genitorialità biologica. Tentativi del resto doverosi e previsti dalla legge, sempre che non diventino una sorta di “accanimento terapeutico adultocentrico”.

    È legittimo che il bambino porti la sofferenza della sua biografia all’interno della famiglia, storia che emerge con il passare del tempo e con l’acquisizione di fiducia verso le nuove figure genitoriali. E' proprio quando si fida che il bambino decide di raccontarsi, ma non sempre la famiglia è pronta ad accogliere queste rivelazioni e queste “storie”. In molti casi la rivelazione di abusi subiti, finiscono per i genitori per diventare ossessione, paura, controllo maniacale.

    Molte volte si ha fretta che tutto si stabilizzi, che tutto vada per il meglio, si inizia col mandare quanto prima il bambino a scuola, si vuole magari un pò dimenticarsi che il proprio figlio è adottato, come a riempire il vuoto che si avverte, come per colmare dei buchi, forse per salvare una relazione di coppia già in crisi, mentre ancora prioritario per il piccolo è l’accudimento, le coccole, mentre bisognerebbe favorire la sua regressione.
    Talvolta si affrettano moltissimo i tempi per una nuova genitorialità adottiva, mentre la prima non è ancora stabilizzata oppure arriva all' improvviso un figlio biologico

    Il tempo la pazienza sono parole magiche, parole vincenti nella genitorialità adottiva.

    Il bambino deve avere il tempo e lo spazio per mettere alla prova, per provocare, per regredire, per verificare se finalmente, ora, è veramente accolto per quello che è: semplicemente un bambino con la sua storia, la sua sofferenza ma anche il suo sorriso, la sua gioia, la sua voglia di vivere.

    Ha bisogno del rispetto della sua identità eppure ancora oggi molti genitori, approfittando magari del battesimo, cambiano nome al bambino per meglio integrarlo, italianizzarlo.

    Quasi sempre il bambino ha un forte desiderio di famiglia, è questo che lo porta ad essere quasi sempre pronto ad attaccarsi alla nuova famiglia.

    Le resistenze molto spesso riguardano gli adulti: la genitorialità adottiva è fatta per persone empatiche, capaci di essere specchio per l’altro, capaci di accogliere, disponibili al cambiamento e alla messa in discussione. Bisogna essere malleabili per accogliere chi è capace di distruggere le tue certezze e qualche volta la tua pazienza, ma essere poi capaci e forti per costruire insieme nuove certezze, nuove storie. L’adozione non è per persone rigide, monolitiche, con idee troppo precise su famiglia ed educazione.

    Famiglie chiuse nel proprio narcisismo sono solo una faccia comunque della medaglia dei fallimenti adottivi, l’altra riguarda anche ragazzini con una storia ed un passato troppo difficile e che rifiutano di mettersi in gioco in un'altra famiglia e qui subentra la responsabilità di chi segue questi minori: il Tribunale dei Minorenni, i Servizi sociali, le Comunità che accolgono i bambini e che devono accompagnarli nella consapevolezza della scelta adottiva. Molto spesso tanti pezzi di storia del bambino rimangono nel non detto, non vengono comunicati al Tribunale che deve decidere per il minore o che deve individuare la famiglia adeguata, molto spesso fratelli vivono separati nella stessa comunità o addirittura in comunità diverse, da molto tempo e poi si cerca in fretta di metterli insieme perché c’è il decreto di adattabilità e bisogna collocarli.

    Altra responsabilità riguarda i Servizi che svolgono lo studio di coppia la loro capacità di verificare la tenuta dei coniugi, il loro reale desiderio e motivazione adottiva, la loro capacità empatica, affettiva, la loro flessibilità e disponibilità al cambiamento, ma soprattutto l’accompagnamento e il sostegno nel costruire e nel divenire della consapevolezza adottiva, sempre attivata in partenza dal naturale desiderio di essere genitori.

    Fondamentale poi l’aiuto e il sostegno nei mesi e negli anni successivi all’arrivo del bambino: lo stare insieme aiuta a confrontarsi e a superare le difficoltà.


    Maurizio Chierici giudice onorario Tribunale per i minorenni di Milano

    Micheletta!!!

    Re: fallimento adottivo

    Micheletta grazie di aver postato questi documenti, li ho letti e mi sono davvero piaciuti...mi hanno fatto riflettere molto.... grazie grazie, sei stata un tesoro...



    Re: fallimento adottivo

    come vi organizzate per evitare il falllimento adottivo?
    vi state informando?
    cosa ne pensate?

    la paura sta nel non affrontarla.

    Micheletta!!!

    Re: fallimento adottivo

    ciao...a prescindere non puoi sapere come andranno le cose...certo è che devi essere consapevole che le difficoltà possono esserci di tanti tipi e tu mamma e papà ado deve avere energie ficsiche e psichiche per poter reagire.....credo anche che i servizi sociali nel postadozione troppo spesso lascino da sole le coppie ad affrontare e gestire i loro problemi.....noi troppe volte ci siamo sentiti dire...il tempo...è un medicina per tutto...date tempo....questo soprattuttoper i problemi cognitivi che loro hanno voluto sottovalutare anzi ingorare...dicendomi troppo esigente....invece ora andrei da loro con la diangosi fatta dalla psico..e gliela sbatterei sulla sdrivania...la psico è rimasta perplessa dal fatto che i servizi non ci abbiano mai propsoto una valutazione.....nonostante le mie segnalazioni...anche perchè prima si arriva ad una disngosi...di disturbo dell'attenzione iperattività e prima si può intervenire.....
    nelle difficoltà noi non ci siamo mai tirati indietro ma spesso abbiamo dovuto contare su noi stessi...specie all'estero.....per fortuna avevo contatti con una mia cara amica psico e con una mamma ado...che mi aiutava con telefonate....e poi al rientro...lla pscio dell'ente...una persona in gamba ma lontana da noi...e quindi poi la ricerca di una psico qui in città....adesso l'abbiamo trovata....chiedere aiuto in difficoltà non è una vergogna...e a volte secondo me può aiutare ad evitare fallimenti adottivi...

    Re: fallimento adottivo

    è fondamentale credo infatti chiedere aiuto.
    il problema è "a chi"????
    anche perchè dovremo entrare in sintonia con queste professionalità.
    a volte sono "seccature" per loro
    a volte siamo noi non disposti a metterci in gioco...
    gli enti danno sostegno con i loro supporters, e infatti sto cercando di ricordare dove mi sono sentita più a mio agio negli incontri informativi anche se non li sceglierò per l'adozione....
    spero però di trovare tutto insieme il mio pacchetto famiglia adottiva...
    anche se c'è per ora con la psico mi sono trovata bene nei servizi...
    boh.
    comunque chiederò aiuto.
    ed anche tu grazia stai facendo bene. sei una mamma consapevole.
    coraggio!

    Micheletta!!!

    Re: fallimento adottivo

    da terre.it
    "
    Adozioni, nessun monitoraggio: rischio fallimento

    Martedí 02.11.2010 16:54
    Ogni anno in Italia vengono adottati circa 4500 bambini, di cui 3500 stranieri, ma le istituzioni non si preoccupano di monitorare il destino di questi piccoli e delle loro nuove famiglie. “Noi, invece, vogliamo capire cosa ne è di loro, anche a distanza di anni” dice Melita Cavallo, presidente del Tribunale dei minorenni di Roma, che ha introdotto vincoli relativi all'età e al numero di bambini che una coppia può accogliere nei decreti d'idoneità all'adozione internazionale. Secondo studi condotti a livello europeo, circa il 3 per cento delle adozioni falliscono (percentuale che sale al 20 per cento tra le adozioni ritenute difficili, come quelle in cui il bambino ha problemi di salute o ha vissuto gravi violenze nella sua famiglia d'origine). Un fenomeno di cui si occupa Terre di mezzo – street magazine con l'inchiesta “Fragili abbracci”, pubblicata sul numero di novembre in distribuzione in questi giorni.



    “Mai avrei immaginato di dover prendere questa decisione” dice Matilde, mamma adottiva di Miran, adottata nel 2001 in India all'età di sei anni e mezzo che da 18 mesi non vive più nella sua casa dell'hinterland milanese. “Siamo stati costretti a mandarla in una comunità terapeutica perché la famiglia rischiava di cadere a pezzi. Ora non so se tornerà a stare con noi”. In casi come questo, la “doppia promessa” dell'adozione (per i genitori il sogno di crescere un figlio, per i bambini quello di avere una famiglia) può trasformarsi in un incubo: secondo un'indagine svolta dall'Istituto degli Innocenti di Firenze, nel 2001 in Italia c'erano 351 ragazzini, 176 dei quali di origine straniera, età media 13 anni, “restituiti” dopo cinque o sei anni di adozione e consegnati a comunità d'accoglienza.

    Tre, secondo gli esperti, i “fattori di rischio” che possono condurre al fallimento adottivo: i traumi subiti dal bambino (“a volte così profondi da renderlo incapace di costruire relazioni positive” dice Marco Cristolini, psicoterapeuta dell'Istituto degli Innocenti), la capacità dei nuovi genitori di accogliere il piccolo e le sue ferite e, da ultimo, la solitudine della famiglia, spesso abbandonata proprio dalle istituzioni. “L'Asl ci ha garantito solo 10 sedute all'anno con lo psicologo -dice Matilde-: ma noi ne avevamo bisogno di molte di più e abbiamo dovuto pagarcele da soli: circa 90 euro a seduta”. Per colmare le inadempienze istituzionali, le coppie si organizzano in gruppi di auto aiuto o partecipano a incontri di confronto, come quello promosso a Milano dall'associazione Ai.bi. E, in attesa di una nuova legge che tuteli i loro diritti, gli adottati che vogliono conoscere i genitori originari si scambiano consigli su facebook. Info: .terre.it/.

    Micheletta!!!

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