Amniocentesi addio: basterà un prelievo del sangue

prelievo sangue

 

L’amniocentesi, esame fondamentale per determinare la presenza di geni “difettosi” nel feto, tra qualche anno potrebbe essere solo un ricordo. Negli ultimi tempi sono molti gli scienziati che hanno dedicato il loro impegno per studiare una metodologia non invasiva per rilevare il rischio di malattie genetiche.

Un nuovo progetto di ricerca potrebbe realizzare questa speranza.

 

In America sono già in uso tecniche che si basano sul semplice prelievo del sangue della futura mamma e in Italia un laboratorio della capitale ha già validato un test, il PrenatalSafe, che è in grado di rilevare con un buon grado di attendibilità, la presenza di malattie genetiche attraverso prelievi ematici sulla gestante.

 

Tuttavia questi test, come sottolineano gli esperti, non si possono considerare dei veri e propri esami diagnostici, ma solo dei test di screening. Infatti, resta ancora elevato il rischio di falsi positivi, che si aggira intorno al 5-10% dei casi e, comunque, in caso di un esito positivo la gestante dovrebbe sottoporsi alla tradizionale amniocentesi.

 

Le notizie che giungono dalle aziende farmaceutiche e di diagnostica fanno intravedere lo sviluppo di particolari biomarker, grazie ai quali sarà possibile evidenziare con certezza la presenza di geni difettosi, sempre eseguendo delle semplici analisi del sangue.

 

L’obiettivo è quello di raggiungere il massimo grado di affidabilità delle analisi e scongiurare totalmente l’eventualità di sottoporsi ad esami invasivi.

Italiana è anche la tecnologia che renderà possibile tutto questo: si tratta, in realtà, di un macchinario nato da un’idea di Gianni Medoro, un brillante venticinquenne pugliese, che insieme a Nicolò Manaresi è riuscito a mettere a punto una macchina in grado di isolare alcune cellule del sangue, sfruttando il principio della dioelettroforesi.

 

Il macchinario, chiamato DEPArray, crea intorno a tali cellule una sorta di gabbia, grazie alla presenza di piccoli campi elettromagnetici ed è già in uso presso molti laboratori in tutto il mondo. La procedura è possibile se sono disponibili dei marker specifici, quindi le sue potenzialità sono molto ampie e gli utilizzi che se ne possono fare si estendono a diversi campi della medicina.

 

Viene ipotizzato che dalla sperimentazione clinica si potrà passare all’applicazione nell’arco di un paio di anni.

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