Cosa rientra sotto la categoria delle “allergie”:

La primavera è il periodo dell’anno in cui la natura si risveglia, ma con essa si risveglia anche la sintomatologia di tante persone che soffrono di allergia da inalanti, come i pollini. Esistono inoltre alimenti, definiti cross-reattivi, che, quando ingeriti, possono amplificarne la reazione.

L’allergia è una risposta immunitaria, di tipo prevalentemente anticorpale, caratterizzata da una rapida comparsa (entro qualche ora, ma a volte anche solo pochi minuti) di sintomatologie acute come disturbi respiratori (ad esempio asma o rinite), sindrome orale allergica, orticaria e angioedema, disturbi gastrointestinali, fino ad arrivare allo shock anafilattico se non si interviene farmacologicamente.

L’allergene, cioè la sostanza che ha stimolato la reazione è una proteina (es. caseine del latte).

Altri disturbi al di fuori delle allergie:

Diversamente ci sono persone che tutto l’anno soffrono di continui disturbi imputabili o meno ad una stimolazione del sistema immunitario, meglio nota come infiammazione sub-clinica, che porta conseguentemente a disturbi gastro intestinali, senso di gonfiore, mal digestione, fino a patologie conclamate come gastriti, sindrome intestinali, cefalee frequenti. Questa condizione spesso diviene il punto di appiglio di aziende e ‘professionisti della salute’ che propongono test di intolleranza, non scientificamente validati ai fini diagnostici. I test validati, sono stati pubblicati dal Ministero della Salute in un testo intitolato ‘Allergie alimentari e sicurezza del consumatore’.

Lo scenario delle intolleranze:

Iniziamo con il definire che cosa è in concreto una intolleranza e cosa si cela invece dietro a quelle sempre più frequenti ‘intolleranze agli alimenti’.

L’intolleranza è una carenza/assenza enzimatica, come ad esempio l’intolleranza al lattosio, zucchero presente nel latte, che non consente l’assorbimento e digestione dello stesso nell’intestino tenue. La lattasi, scinde il disaccaride lattosio in glucosio e galattosio, due monosaccaridi in grado di essere assorbiti. Tale condizione è verificabile attraverso il breath test al lattosio, il quale consiste nella raccolta dell’espirato dopo assunzione di una miscela di lattosio.

Il quantitativo di idrogeno, prodotto dalla fermentazione batterica del lattosio non digerito, determina la tolleranza/intolleranza.

Altra forma di intolleranza, molto più rara, è il favismo, che consiste nell’assenza di un enzima, normalmente presente nei globuli rossi (glucosio 6-fosfato-deidrogenasi) che interviene nella via metabolica degli zuccheri ‘pentoso –fosfati’. Questa condizione, è erroneamente stata chiamata favismo poiché presente in quei soggetti, soprattutto maschi, che consumando fave o semplicemente inalandone i pollini nelle vicinanze di campi di fave, porta a crisi emolitiche.

Va detto comunque che anche i Lattobacilli, batteri presenti nel tratto intestinale o in alimenti come il Kefir di latte, producono lattasi, quindi anche solo una condizione disbiotica, un disequilibrio delle popolazioni microbiche intestinali, potrebbe renderci più sensibili.

Tale condizione, ma anche la vera e propria allergia, può essere poi peggiorata da un ‘intestino gocciolante’, noto come Leaky Gut Syndrome, cioè un intestino che risulta maggiormente permeabile a tante sostanze, tra cui anche particelle alimentari che possono venire a contatto con il sistema immunitario intestinale (GALT) e divenire causa di infiammazione silente e malattia. Anche la NCGS, sensibilità al glutine non celiaca, viene correlata alla permeabilità intestinale.

Qual è quindi la migliore gestione per ripristinare uno stato di salute?

Certamente eliminare i cibi ai quali si è allergici, la cui allergia è stata diagnosticata mediante test validati (prick test, prick by prick, patch test, test di stimolazione orale, …) o intolleranti (latticini contenenti lattosio, fave); in tutti gli altri casi è bene consultare uno specialista che valuti le abitudini di vita del paziente, tra le quali quelle alimentari, ed intervenga di conseguenza.

L’alimentazione e la scelta dei cibi, hanno un ruolo fondamentale; abbandonare cibi ricchi di zuccheri, grassi idrogenati, cibi industriali a favore di alimenti poco lavorati, ricchi di fibre, fonte di acidi grassi a catena corta (SCFA) e di grassi utili, ad attività antiinfiammatoria, come quelli presenti nel pesce, nella frutta secca, nel germe di grano dei chicchi di cereali integri o farine integrali, che non siano frutto di miscele di farina bianca e crusca.

È molto importante imparare a leggere l’etichetta, in particolare la lista ingredienti, per verificare l’assenza dell’allergene, o la presenza di additivi o di una grande quantità di ingredienti ‘inutili’, se non ‘dannosi’, sotto l’aspetto nutrizionale.

Attenzione inoltre alla data di scadenza; una farina integrale, ad esempio, non può avere una ‘shelf-life’, vita di scaffale, superiore ai 10/12 mesi, poiché la presenza del germe di grano aumenta l’umidità e quindi la deteriorabilità del prodotto.

Siate intolleranti al cibo troppo elaborato ed alla sedentarietà!

 

Bibliografia

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2788_allegato.pdf
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6148544/ Diet induced changes in the microbiota and cell composition of rabbit gut associated lymphoid tissue (GALT)
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22955358 Mucosal permeability and immune activation as potential therapeutic targets of probiotics in irritable bowel syndrome.
Gluten Psychosis: Confirmation of a New Clinical Entity

Articolo a cura di:

Dr.ssa Maria Elena Cafagna – Biologo Nutrizionista
info@nutrizionistacafagna.it

I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.

Articolo a cura di:
Dr. Francesco Bonucci – Biologo Nutrizionista

tratta dal sito Lipinutragen

I consigli alimentari presenti nell’articolo non sono da intendersi sostitutivi di un piano alimentare personalizzato e sono da adattare ai casi specifici.

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