Terapie naturali. Curarsi con l’aglio ✿

aglio e salute

Si coltivava già nei giardini pensili di Babilonia. E gli egiziani lo consideravano cibo divino. Anzi spesero somme clamorose per acquistarne tanto da nutrire gli schiavi impegnati nella costruzione della piramide di Cheope.

 

Era intorno al 2800 a.C., e l’aglio rappresentava l’unico cibo capace di conservare gli schiavi in forze e in buona salute per quel quotidiano compito massacrante. Dal canto loro, gli ebrei in fuga dietro Mosè, nei momenti di sconforto lontani dagli agi nel regno del faraone e rivolti verso una promessa di felicità sempre troppo lontana, ne piangevano la mancanza in quel deserto senza fine.

 

 

E i greci, pur chiamandolo “il fetido”, ne erano letteralmente pazzi: dagli atleti delle Olimpiadi, che ne mangiavano prima delle gare, ai filosofi che lo giudicavano eccellente per render lucida la mente. L’ Aglio era la pianta offerta da Mercurio a Ulisse, come antidoto ai sortilegi della perfida maga Circe.

 

Se per i romani, fu cibo plebeo protetto da Marte, dio della guerra; i medici medievali lo usarono in tutte le salse, come panacea universale contro malattie gravi e diffuse. Una pianta simile, salutare e misteriosa in massimo grado, buona per scacciare febbri e respingere il contagio di epidemie, per far crescere peli e vincere insonnie, convinse l’imperatore Carlo Magno a obbligarne la coltivazione in tutti gli orti,  come se si trattasse di un presidio sanitario di base.

 

Comunque, dal Rinascimento in poi, sembrerebbe che il cattivo odore abbia avuto la meglio sulle virtù terapeutiche e l’aglio cadde ufficialmente in disgrazia. Ma quando alla fine della prima guerra mondiale, l’epidemia di “febbre spagnola” fu in parte contrastata dalla presenza di questa sostanza nella dieta alimentare delle popolazioni mediterranee, il rapporto di amore si instaurò nuovamente.

La storia dell’aglio è dunque ricca di episodi curiosi, bizzarri, istruttivi. Nella storia delle cure naturali a vantaggio delle donne, le antiche terapie a base d’aglio sono singolari e molto popolari. Eccone un piccolo campionario legato alla sfera genitale.

 

Amenorrea.
In Sudamerica, sin dai tempi degli Incas, le curandere facevano cataplasmi intimi con una mistura d’aglio chiusa in una pezza. Le proprietà congestionanti dell’ortaggio provocavano la comparsa delle mestruazioni.

 

Metrorragia.
Di contro, in caso di mestruo abbondante o prolungato, nel prontuario erboristico del celebre Maurice Messegué l’aglio assume un ruolo fondamentale. L’infuso è composto da un paio di litri d’acqua bollente in cui sono disciolti una testa d’aglio schiacciata, una manciata di fiori di biancospino, una di celidonia, una di malva, una di rovo, un’altra di salvia. Filtrato, se ne ricaverà un liquido buono per irrigazioni vaginali, bagni alle mani, pediluvi. La cura va ripetuta per più giorni fino a miglioramento.

 

Vaginite da Trichomonas.
Un antico rimedio meridionale consiglia di tritare alcuni spicchi d’aglio fino a ottenerne una poltiglia minuta e chiuderla in una pezza (chiuderla benissimo, perché una fuoruscita del prodotto potrebbe irritare la mucosa) che va arrotolata a mo’ di tampone, tanto piccolo da poterlo infilare in vagina per sconfiggere l’infezione.

 

 

 

 

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