Ma mi sento davvero strana, e decido che devo trovare il modo di capire se il travaglio è iniziato o no. Alle 22.00 mi sdraio a letto con Angelica accanto. Alle 22.13 una contrazione. Alle 22.26 un’altra.
Chiamo Michele “Credo che ci siamo”, gli dico. Alle 22.38 un’altra contrazione. Nel frattempo lui è arrivato. Io continuo a essere scettica, perché quando sono in piedi, di nuovo la fitta è continua e non ritmica.
Decido di fare una doccia per vedere se si ferma tutto.
Appena mi sdraio di nuovo, ripartono le contrazioni.
“Andiamo”, dico.
Sono le 23.30, si parte per l’ospedale. In auto oramai le contrazioni sono piuttosto forti, perciò mi lamento. Angelica, seduta nel seggiolino dietro il mio sedile, dice: “Stai tranquilla mamma, tra poco all’ospedale i medici fanno uscire Michelangelo, poi tu starai meglio”.
È un genio, non una bimba di neanche 3 anni!.
Ho sonno, anche se sto male, e lo dico sbadigliando: “Non ho voglia di partorire, voglio dormire!”
Arriviamo alla Maternità… SEGUE


