Ti racconto il mio parto… By Gabriella ✿

parto in casa

Poco più di una settimana fa, stavo valutando seriamente la possibilità di partorire in casa.

Oggi, con ben sei settimane di anticipo rispetto ai tempi previsti… abbraccio il mio bambino.

 

È Lunedì ed è una giornata speciale.

Io, la nonna e la tata Mirella (un’amica di mia madre) accompagnamo Francesco alla scuola materna e rimaniamo a giocare insieme a lui con i bambini e le suore.
Come accade oramai da un po’ di giorni a questa parte, basta veramente poco per stancarmi.

Alle 11.00 siamo in negozio per fare un po’ di spesa. Alle 12.00 finalmente a casa.

Mi sdraio in divano e sento un po’ di “mal di pancia”… mi sorge il dubbio che possano essere le prime contrazioni. Vorrei riposare ma c’è da preparare la tavola, mettere via la spesa, pulire il melone. Raccolgo le forze e mi rimetto in moto.

 

 

 

Terminato il pranzo, un po’ preoccupata per la continuità e la “regolarità” di questi strani dolori (mi chiedevo: “sarà normale?”), decido di provare a rilassarmi con un bel bagno.
Riempio la vasca e faccio passare li sdraiata un’altra oretta ignorando la voce di mia mamma che in sottofondo sgrida pensando sia attaccata al PC anziché a sparecchiare o a badare a Francesco.
Niente, questi strani dolori non vogliono fermarsi e svaniscono così gli ultimi dubbi circa il nome corretto con cui chiamarli: sono senza dubbio contrazioni!
E non ci vuole tanto per capire che 34 settimane di gestazione sono davvero troppo poche per continuare ad ignorarle. Così avviso mia madre che il programma del pomeriggio prevede una scappata al pronto soccorso per un breve controllo.

Chiamo anche il papà per non escluderlo ma raccomandandomi che rimanga al lavoro perché “tanto non partorisco e non vale la pena sprecare un giorno di ferie.

La valigia non è ancora pronta e così decido di lasciarla a casa. In fondo, sono certa di essere di nuovo a casa nel giro di qualche ora.

L’unica cosa di cui ho bisogno è la cartellina con tutti gli esami medici sostenuti negli ultimi mesi.

 

Durante il viaggio le contrazioni continuano costanti. Mi preparo psicologicamente all’idea che mi debbano dare qualche medicinale per fermarle. Preferirei non prendere nulla ma se continuano non credo ci siano molte alternative.

Arrivati in Ospedale cerco la mia ginecologa ma ahimè, non avendo altri appuntamenti, se ne è già andata a casa, cosi salgo al pronto soccorso.

Spiego la situazione e l’infermiera di turno mi dice che il primo passo da fare è quello di sottopormi ad un monitoraggio; passo così le due ore seguenti (più o meno dalle 16:30 alle 18:30) seduta su una poltrona nella saletta tracciati a guardare questo tanto famoso strumento mentre il mio primogenito Francesco e la nonna intrattengono una sala d’attesa colma e caotica (…immaginate un bambino vivace ed una nonna ingessata che lo rincorre ??).

 

E intanto il tempo passa.

Verso le 18:30 l’infermiera controlla nuovamente il tracciato e dichiara che è bellissimo. Mi dice che c’è solo un punto un po’ strano ma può essere stato causato da una mia posizione scorretta (in effetti mi sono chinata una volta per cercare la bottiglietta d’acqua nella borsa) e che probabilmente da lì a una decina di minuti la ginecologa di guardia mi visiterà per poi dimettermi. Sono alquanto perplessa. Da un lato, non vedo l’ora di tornare a casa, ma dall’altro…io le contrazioni le sento e mi preoccupano!

 

E così chiedo: “Ma si vedono le contrazioni?”.
Risposta: “Si qualcuna in effetti c’è, ma roba da poco.”.
Dopo qualche minuto, giusto il tempo di mandare un messaggio a mio marito Lorenzo con cui lo informo che è tutto a posto e che probabilmente mi avrebbero rimandata a casa nel giro di poco, ecco che arriva la dottoressa. E dopo aver guardato il tracciato, stravolge completamente quanto mi è stato detto pochi istanti prima. Il tracciato non la convince e preferisce farmene fare un altro da sdraiata, subito dopo avermi visitato.

 

Sorpresa sorpresona!

Verso le 18:40 risulta che il collo dell’utero è scomparso (dov’è finito? Scherzo. Ma tre giorni prima, alla visita di controllo, era perfetto).
La ginecologa si affretta ad aggiungere che non sono in travaglio e che potrei rimanere cosi per giorni ma, essendo alla 34 settimana ed al secondo parto, lei non se la sente di dimettermi e vuole invece ricoverarmi per farmi fare la terapia preventiva con il cortisone nel caso partorisca anzitempo…

 

E così, mi sorge un’osservazione spontanea:

Cosa? Partorire? Ma perché non mi date un qualche medicinale per bloccare le contrazioni invece?

 

 

 

segue

 

 

 

 

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