Ti racconto il mio parto… By AnnetteB ✿

Child delivery in water

 

Premetto che la gravidanza è stato per me un periodo davvero felice, diciamo la perfetta conclusione di un lungo percorso che mi ha portato ad interpretare correttamente il mio difficile passato, smettere di sentirmi in credito e iniziare davvero a credere nelle mie capacità e valorizzare i miei (molteplici ) lati positivi, che prima erano oscurati da una madre troppo ingombrante e, purtroppo, decisamente anaffettiva.

 

 

 

Viva la gravidanza, dunque!

Abbiamo avuto in mano il test positivo dopo 4 mesi di ricerca, 4 mesi intensi e dolorosi perché gli ultimi mesi di vita del padre del mio compagno, che entrava e usciva dal reparto di neurologia con la facilità di chi entra ed esce dal supermercato…..quel test è stata una bella ventata di aria fresca, per quanto purtroppo sapessimo che il nonno non avrebbe mai abbracciato il nipote.

E ventata sia, dunque…

 

Nessun dubbio da subito: andrà tutto bene.
Sono altre le cose che nella vita mi fanno attorcigliare di dubbi e domande (i denti ad esempio….sììì un mal di denti mi mette molta più ansia!!).
Ho da subito vissuto la gravidanza come un processo fisiologico molto semplice, della serie siediti e aspetta.
Che poi seduta non ci sono stata molto: sgambettavo ad acquagym…..con la maestra che mi sgridava “vai pianino tu!!”
Vabbé, che dire, bi-test, morfologica… sono arrivata all’eco di accrescimento che nemmeno me ne sono accorta…”ah, cosa ha detto che devo prenotare? ma devo proprio? ah, dice che non troverò posto..?”.

 

E fisiologica è stata, la gravidanza, dunque!!

Sono stata fortunata in tutto, devo ammetterlo. anche il fisico non mi ha mai mollato. poco mal di schiena  e dormivo tutte le notti come un ghiro!
Insomma godevo a pieno di questo esserino che dentro il mio corpo cresceva e si formava, cercavo di conoscerlo attraverso i suoi movimenti quotidiani e gioivo della preziosa compagnia che mi donavano i suoi calcetti, fino a che il nono mese mi sono fermata dal lavoro e…….via di mare tutti i giorni, che pacchia! mi sentivo una regina! io e il mio bebé al mare tutto il mese di luglio, che fortunelli.

 

E che mare sia, dunque!

L’8 agosto, dopo già una settimana di monitoraggi perché era passato il termine, dico al mio compagno: “mi son stufata di attendere l’arrivo e non arriva mai, che ce ne frega di rimanere non troppo lontani dall’ospedale, andiamocene!” e così prendiamo la macchina e via veloci a Noli, che è il nostro paesino di mare preferito: una magnifica giornata di mare, dei bagni fantastici nell’acqua che era uno specchio e poi a cena alla sagra!
Agostino non si faceva sentire, contrazioni nemmeno l’ombra.

Ma la mattina dopo….. l’ostetrica mi visita e mi dice “fra qualche ora ti vedremo tornare… ma con la valigia!

 

E che valigia sia, dunque!

E infatti alle undici di sera ero proprio tornata, dilatata di 3 cm.

Poi cominciano i dolori, ma quelli seri, accidenti…io e la mia positività… mica ero preparata a questi dolori.

E dolori siano, dunque…

D’altra parte ad ogni corso pre parto che si rispetti consigliano di “accogliere il dolore” e io mi sono sottomessa lui, per 4 ore, ogni 3 minuti stringevo i denti e aspettavo passasse e in effetti puntualmente passava …e con la stessa precisione tornava… erano come delle onde e io in loro balia mi limitavo a cercare di rimanere a galla.
Poi alle 3 del mattino, rotte le acque, sono andata subito in vasca… che magia.

In una meravigliosa stanza tutta azzurra, io l’ostetrica e il mio compagno.

Le contrazioni si sono un po’ dileguate  e io ricominciavo a respirare… quando lei mi dice “se la sente di spingere?” e io “ehm, spingere,mica tanto…”
A quel punto le mie certezze sono crollate, sentivo un vero e proprio terrore, non avrei mai voluto spingere, ma siccome in me l’abnegazione è tutto… ho spinto!!!

 

E che spinte siano, dunque!!!!!

Un’ora di spinte… un’ora di straniamento, non lo definirei mai dolore, ero piuttosto in un mondo parallelo, fatto solo di lunghi respiri, spinte, quiete dopo la tempesta e poi di nuovo lunghi respiri, spinte, quiete dopo la tempesta e via così, avevo l’impressione che avrei fatto quello per tutta la vita, sembrava che il disco si fosse incantato, non c’era possibilità di cambiare canzone, no, sempre le stesse azioni e sensazioni si susseguivano e ripetevano identiche  io avevo perso totalmente contatto con il mio bimbo, in quel momento non ho mai pensato a lui ma solo ed esclusivamente al mio corpo dilaniato da quelle maledette scosse di dolore, torturato da un maledetto modo di respirare ben poco naturale.

 

Poi il bruciore.

Ho intuito che stava arrivando e mi sono chiesta se ero pronta ad accoglierlo.

La risposta è stata Sì!
E allora spingi!!!
Ed è uscito Agostino.
E io ho cominciato a piangere a dirotto (nota bene che in 5 ore non ho quasi mai sillabato una parola)
Ostetrica e compagno mi dicevano “ce l’hai fatta” e io piangendo dicevo “non è possibile, non è vero”.

Poi quel “ravattino” di Agostino mi è stato appoggiato sulla pancia, ha subito trovato il seno e scoperto il mio sapore.

 

Quando è finito tutto, è cominciato tutto.
E’ andato via il dolore, lo straniamento, lo sconcerto, il terrore ed è arrivato Agostino. la ragione ha ripreso pienamente corpo, come se le ultime 5 ore non fossero mai esistite, e il cuore ha cominciato a battere per quella creatura che avevo sulla pancia.

Spesso mi ero chiesta se ci si può sentire madri in un attimo, in quell’attimo, o se ci vuole più tempo…

Sì, si può, è avvenuto tutto in pochi secondi; il dolore e la paura sono passati, ho pianto, l’ho guardato e mi sono subito sentita una madre.

Sono felice di aver condiviso con voi tutto questo, so che ci sarebbero anche altri mille modi per raccontare quello che ho vissuto. chissà, forse ci riproverò.
Oggi il mio modo di raccontare quello che è successo la notte tra l’8 e il 9 agosto è questo
e mi fa un piangere, di gioia ovviamente!

 

 

 

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I contenuti scelti sono tratti dai raccolti nel forum di Mammole o pervengono direttamente alla redazione segreteria[at]mammole.it e la pubblicazione viene rilanciata su tutta la rete del network, che è costituita da centinaia di pagine FB dei vari ospedali locali. I racconti non possono essere pertanto riconducibili a nessun luogo di nascita preciso, la pubblicazione sulla pagina del singolo reparto non lo identifica come un evento avvenuto nella specifica struttura.

 

 

 

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