Ecografia? Meglio dopo le 10 settimane di gravidanza ✿

ecografia

L’ecografia è diventata negli ultimi decenni un fondamentale strumento di indagine e monitoraggio dell’evoluzione del feto durante la gravidanza.

 

Recenti indagini hanno tuttavia evidenziato come il suo uso non sia sempre raccomandato nelle prime 10 settimane di gestazione.

E’ il prestigioso Royal College of Obstetricians and Gynaecologists a rendere noti i risultati di una recente ricerca scientifica, secondo la quale l’uso degli ultrasuoni nelle prime 10 settimane di gravidanza (epoca oltre la quale l’“embrione” viene considerato “feto”) dovrebbe essere applicato solo quando clinicamente necessario.

 

 

 

 

L’indagine ecografica costituisce infatti il metodo di imaging medica più diffuso e utilizzato durante la gravidanza; in particolare, il suo uso in epoche precoci di gestazione trova una maggiore applicazione nei casi in cui sia richiesta una procedura di concepimento assistito, oppure nei casi in cui si ha ragione di temere un aborto spontaneo.

In letteratura scientifica non esistono prove circa l’effetto cumulativo dell’esposizione ripetuta agli ultrasuoni, tuttavia nelle prime 10 settimane di gestazione l’embrione è in una condizione di spiccata sensibilità e vulnerabilità sia per le sue dimensioni, sia per il processo di divisione cellulare che è estremamente più rapido in questa fase rispetto ai periodi successivi; sembrerebbe inoltre che sia maggiormente sensibile allo stress termico.

 

I ricercatori sottolineano comunque che, in mancanza di dati epidemiologici, si rende consigliabile un approccio “precauzionale”.
In particolare, il rilievo nel mirino dell’analisi degli studiosi sono le ecografie in 3D e 4D, il cui ricorso è sempre più diffuso e spesso esplicitamente richiesto dalle future madri allo scopo di conservare immagini di qualità superiore come ricordo: queste tecnologie comportano tempi di scansione più lunghi e sono associate a potenze superiori, con conseguenti maggiori rischi per l’embrione.

Chiaramente, nello studio si esprimono criticità unicamente in riferimento all’uso di tali strumenti a scopo non strettamente medico, in quanto (come più volte sottolineato dagli stessi autori dell’indagine) l’uso di tecnologie a ultrasuoni in presenza di specifiche ragioni cliniche non va assolutamente biasimato. Infatti, il ricorso allo strumento è considerato “sicuro” e i benefici conseguenti ad una buona indagine diagnostica superano di gran lunga i rischi che potrebbe comportare, ad oggi presenti su un piano puramente teorico.

 

Più volte viene infatti evidenziato dagli autori che lo scopo della ricerca è quello di stimolare un approccio precauzionale e evidenziare i possibili rischi rispetto al fisiologico sviluppo dell’embrione, in modo da consentire a mamma e papà di compiere scelte consapevoli nell’approccio alla diagnostica per immagini propria del periodo prenatale.

In conclusione, lo scenario prospettato non deve allarmare: al momento non esistono ragioni per ritenere insufficiente la sicurezza degli strumenti diagnostici ad ultrasuoni, esistono tuttavia le condizioni per mettere in discussione l’uso non strettamente medico di tali apparati.

E’ auspicabile quindi che ciascun professionista sanitario si ispiri nella pratica clinica al principio della prudenza, mettendo al contempo i genitori a conoscenza dei possibili rischi legati ad un uso non strettamente necessario degli strumenti di diagnostica per immagini.

 

Fonti Bibliografiche

RCOG release: The use of ultrasound before 10 weeks gestation is examined in a new scientific opinion paper

LINEE GUIDA SIEOG Società Italiana di Ecografia Ostetrico Ginecologica

 

 

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