Riconoscere il pianto del neonato ✿

pianto del bambino

E’ importante sapere che il pianto dei piccoli è il mezzo istintivo a loro disposizione per comunicare esigenze o disagi.

Il piccolo usa il pianto come linguaggio, perciò utilizza questa modalità espressiva come fossero parole ed è l’unico sistema che ha per comunicare con l’ambiente circostante nella tenerissima età.

 

La mamma e il papà impareranno rapidamente a distinguere le motivazioni del pianto, mentre il piccolo svilupperà la consapevolezza di poter interagire con loro. I genitori non devono avere paura che il bambino, quando piange, abbia necessariamente una malattia.

 

 

 

 

Se è malato infatti  il neonato apparirà debole e anziché piangere rifiuterà il cibo, ma soprattutto sarà assopito,  spesso con gli occhi chiusi, svogliato e poco incline alla relazione.

Nei casi invece in cui il bambino con il pianto esprime una necessità o un bisogno oppure un dolore intenso, come nel caso delle cosiddette “coliche”, più passa il tempo più il pianto acquisirà forza e intensità.

 

Esistono diverse tipologie di pianto:

  • quello da fame con modalità acuta;
  • da dolore, tipico per il forte grido iniziale seguito da una pausa di silenzio e da una forte inspirazione che darà il via ad una lunga serie di grida acute, incessanti, ravvicinate e spesso inconsolabili;
  • da sonno, è caratterizzato dal suono lamentoso, quasi melanconico.

 

Indipendentemente dal tipo di pianto, i genitori devono rispondere al richiamo di aiuto consolando il bambino, tenendolo in braccio, cullandolo e mostrando di comprendere il suo disagio.
In questo modo favoriscono la percezione di accoglimento e di ascolto, condizioni fondamentali nello sviluppare la fiducia nelle persone e nella vita.
Il neonato considera se stesso un tutt’uno con la propria madre (diade mamma-bimbo) ed è per lui fondamentale ricreare la percezione di unione-fusione nelle situazioni di disagio, indipendentemente dalla causa.

 

Sono i primi passi, anche se impegnativi, di una relazione.

Tranquillizzare il bambino prendendolo in braccio non significa “viziarlo”, tanto più il bambino vivrà con naturalezza l’assidua presenza della mamma tanto più velocemente imparerà a separarsi da lei senza l’angoscia perché avrà soddisfatto pienamente le esigenze primarie delle prima fase di vita.

Quando prendete in braccio e coccolate il vostro bambino, lui smette di sentirsi solo, il suo dolore è condiviso e compreso; nulla appare più impossibile perché l’abbraccio di una madre rasserena l’animo.

 

E per la madre?

Una opportunità di crescita nel saper ascoltare e il rendersi conto che quello che può fare, è contenere con amore lavorando sui sensi di inadeguatezza.

Perché il porto sicuro ha muri forti e saldi per contenere le alte onde delle emozioni che frangono.

 

 

 

banner-altri-articoli-approfondimenti

 

forum approfondire segue

 

 

 

Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on Twitter0Email this to someone

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>