Novità nella cura delle leucemie ✿

cura leucemia

Una recente sperimentazione italo americana ha puntato i riflettori su una nuova strategia terapeutica nel campo della cura delle leucemie.
I ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e quelli del Dana-Farber Cancer Institute di Boston hanno infatti trovato la chiave per innescare il meccanismo di autodistruzione delle cellule tumorali leucemiche.

 

I risultati dello studio sono stati pubblicati dalla prestigiosa rivista americana Nature Medicine.
I ricercatori hanno cercato di capire in che modo le cellule tumorali delle leucemie e di altre neoplasie ematiche riuscissero ad aggirare il meccanismo di autocontrollo presente nel genoma di ogni cellula del nostro corpo.

L’apoptosi o morte cellulare programmata regola il numero di cellule presenti in un determinato sistema garantendone il buon funzionamento. Nel caso dei tumori le cellule impazzite replicano a velocità elevatissime senza però innescare questo meccanismo di regolazione. Questo determina la loro terribile capacità invasiva e distruttiva. Sembra che neoplasie di origine diversa abbiano modalità differenti di aggirare la morte cellulare programmata.

 

Lo studio ha chiarito il meccanismo di replicazione incontrollata tipico di leucemie, mielomi e linfomi.
Nel caso delle cellule tumorali ematologiche il fattore in grado di bloccare l’apoptosi è la disattivazione del gene sentinella YAP1, responsabile della sintesi di una proteina in grado di regolare la trascrizione genomica nel processo di morte cellulare programmata. La disattivazione di questo gene è causata dall’azione di un’altra proteina denominata STK4 (serina treonina kinasi).

 

I ricercatori hanno scoperto che inibendo l’attività della STK4 è possibile riattivare i geni YAP1 e quindi far ripartire il meccanismo di apoptosi delle cellule tumorali.
La ricerca ha dimostrato che riuscendo a disattivare il gene responsabile della sintesi della STK4 è possibile indurre la morte cellulare sia in vitro che in vivo.
La scoperta apre la strada ad una terapia efficace e molto selettiva (verrebbero colpite solo le cellule portatrici dell’anomalia) che potrebbe presto rivoluzionare le attuali strategie terapeutiche oncologiche.

 

I nuovi farmaci basati su questa rivoluzionaria scoperta infatti non solo eviterebbero gli effetti collaterali legati ai classici protocolli chemioterapici, ma offrirebbero un’ arma efficace per forme tumorali molto aggressive e scarsamente responsive ad ogni forma di trattamento fino ad oggi conosciuto.
Gran parte del merito della straordinaria scoperta è da attribuire all’impegno della dottoressa Francesca Cottini che ha dedicato molti anni alle ricerche e del dottor Giovanni Tonon che ha coordinato lo studio. Anche il sostegno economico dell’impresa è stato per buona parte italiano. Lo studio è stato infatti finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) grazie ai fondi raccolti attraverso la devoluzione del 5 per mille alla ricerca scientifica e dalla Fondazione Cariplo.

 

 

Fonti Bibliografiche

 

 

 

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