Mamme e lavoro: una sfida possibile

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Fa ormai (purtroppo) parte del nostro sentir comune l’idea che in Italia la nascita di un figlio sigli anche la fine della carriera lavorativa di una donna. Del resto i dati delle ultime ricerche sull’occupazione femminile ci inchiodano:  siamo al terzultimo posto in Europa per quanto riguarda l’occupazione femminile e, nella classifica mondiale, ci troviamo vicini a Senegal e Corea.

 

Nel Bel Paese maternità e lavoro sembrano ancora essere un connubio impossibile. In realtà sarebbe sufficiente guardare poco oltre i nostri confini,  in  Germania, Francia e Olanda per esempio, per rendersi conto che la “non-occupazione delle mamme” non è assolutamente qualcosa di fisiologico e connaturato nella moderna società. I paesi scandinavi, per esempio, si posizionano in cima alle classifiche sia  per quanto riguarda il numero di figli che per il tasso di occupazione femminile.

 

Le cause? Per prima cosa, da noi è spesso  economicamente più vantaggioso abbandonare il lavoro ed assistere i figli piuttosto che affidarli ad asili nido, baby sitter o simili. Inoltre non è sempre possibile usufruire  appieno dei diritti previsti dalla legge e dai contratti, come la possibilità di lavorare part-time o sfruttare le nuove forme di congedo parentale.

 

Orari rigidi, limitazioni per le pause dedicate all’allattamento e pochi permessi per le visite mediche (o per quando il bambino è malato), rendono il rientro al lavoro una vera e propria impresa .
Le madri italiane subiscono poi un’ulteriore discriminazione: non solo infatti guadagnano mediamente meno dei colleghi maschi, ma anche rispetto alle colleghe senza figli. A cinque anni dalla laurea una mamma guadagna circa 150 euro in meno al mese rispetto ad una non mamma.

 

Ma non bisogna disperare. Essere contemporaneamente madri e lavoratrici non è una missione per superdonne o eroine votate al sacrificio e fortunatamente esistono molti strumenti che vengono in aiuto alle neo-mamme. Dallo scorso luglio, per esempio, le mamme possono decidere di optare per un contributo economico di 300 euro ( in alternativa al congedo parentale) da utilizzare per il servizio di baby sitting.

 

In questo modo possono ritornare al lavoro senza dover fare i conti con rette d’asilo fuori dalla loro portata.  Per accedere a questo servizio è sufficiente contattare l’INPS o farne richiesta direttamente sul sito www.inps.it. Un altro strumento prezioso per le mamme lavoratrici vittime di discriminazioni salariali è quello dei “Benchmark retributivi” (qui potete trovarne un esempio) che permettono di confrontare la propria retribuzione con quella media offerta dal mercato ed essere così in grado di verificare l’equità della propria retribuzione.

 

Sul sito del Ministero per le Pari Opportunità potete inoltre trovare moltissime informazioni sui diritti delle mamme lavoratrici, con la relativa modulistica per accedere a servizi e incentivi. Per vivere la maternità in modo sereno e senza rinunce!

 

 

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