Il Lotus Birth, una filosofia di nascita ✿

placenta

Impropriamente, si potrebbe definire il Lotus Birth come una modalità/procedura di nascita.

 

Prevede la non recisione del cordone ombelicale, lasciando così che il nuovo nato connesso alla placenta fino al fisiologico distacco del cordone dalla sede di inserzione ombelicale, che avviene all’incirca dopo 2/10 giorni dal parto.

La placenta lasciata connessa al bambino ed esposta all’aria tramite l’ausilio di un colino non si decompone ma si essicca.

Per quanto il nome di questa pratica rimandi alla splenda immagine del fiore di loto, il termine Lotus si riferisce al cognome della prima donna che praticò questa tecnica (1974).
Clair Lotus Day, è un infermiera californiana, che asserisce di poter vedere l’aura, ovvero quel campo energetico ricco di stratificazioni colorate che circonda il nostro corpo fisico, elemento suddivisibile in quattro campi energetici chiamati “corpi sottili”.

Il primo di essi è il corpo eterico: di colore azzurro e simile a una rete, rappresenta il “contenitore” del corpo fisico; ogni ferita e taglio del corpo fisico si riflettono anche sul corpo eterico, che viene sanato una volta guarita materialmente la lesione.

 

 

 

Clair Lotus Day, osservando l’aura dei neonati aveva realizzato che il taglio del cordone ombelicale era una “violenza” per il bambino, nonché causa di ritardo nel corretto sviluppo del corpo eterico.

Fu così che, al momento del suo parto, decise di non far recidere il cordone ombelicale del proprio nascituro.

Da allora, questa modalità di nascita si è diffusa nel mondo e la filosofia ad essa connessa è stata attivamente sostenuta soprattutto negli Stati Uniti ed in Australia, rispettivamente da Jeannine Parvati Baker e Shivam Rachana.

A inizio testo ho parlato della classica definizione del Lotus Birth come di “impropria”, questo perché non si deve pensare che si tratti di una semplice modalità di dare alla luce un figlio, diversa rispetto a quella tradizionale.

 

Si tratta piuttosto di una “filosofia” di nascita dolce, delicata, equilibrata, rispettosa e coloro che vi si approcciano, condividono un sentire spirituale che si discosta dalla visione comune.

Concettualmente, il legame tra neonato e placenta è molto forte in quanto entrambi hanno condiviso un contatto intimo e prolungato, che è quindi degno di rispetto tanto quanto quello esistente tra una madre e il proprio figlio.
Bambino e placenta sono formati dallo stesso materiale genetico, dalle stesse cellule, hanno il medesimo DNA e condividono pertanto un’unica risonanza: ecco quindi che nel Lotus Birth, la separazione tra i due avviene quando entrambi hanno realmente concluso il loro rapporto e hanno deciso che è giunto il momento di scindersi.

La fase di attesa del distacco è vista come un periodo di transizione, in cui il bambino può separarsi dal corpo della madre dolcemente, gradualmente, con quella pazienza cara all’ostetrica, completando al meglio la formazione del suo corpo eterico.

É all’interno di questo contesto che ha modo di sbocciare la filosofia dell’intimità, dell’integrazione, del bonding e del rispetto verso la natura che caratterizza la visione di alcune donne, coloro che appunto scelgono la nascita Lotus.

 

É quindi evidente che sembra riduttivo riferirsi al Lotus Birth come ad una “modalità” di nascita, si potrebbe anzi parlare di “rituale” post parto.

Una spontanea estensione della filosofia di nascita naturale, che invita mamme e ostetriche ad onorare il periodo del secondamento, la fase della nascita della placenta, fonte prima di nutrimento del feto.

In ambito strettamente scientifico, non esistono prove che avvantaggiano la nascita Lotus rispetto a quella tradizionale in quanto non ci sono dati a supporto della tesi che apporti benefici concreti al bambino.

C’è di più: alcuni enti tra i quali il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) mettono in guardia professionisti e donne sul fatto che il Lotus Birth è potenzialmente rischioso, sottolineando l’importanza che le donne compiano scelte libere, ma informate.

Nello specifico, il rischio sarebbe principalmente di tipo infettivo in quanto la placenta è essenzialmente tessuto non più vitale contenente sangue.

Ciò potrebbe veicolare una contaminazione batterica; si raccomanda quindi di monitorare attentamente le condizioni di salute del neonato.

 

É comunque bene sottolineare che il Lotus Birth prevede un vero processo di cura placentare, semplice e diretto, che, se attuato nel modo corretto, limita il rischio infettivo forse più di quanto non accada per un moncone ombelicale reciso e da medicare quotidianamente.

La placenta viene lavata dai coaguli di sangue, asciugata, facoltativamente cosparsa di sale marino grosso (che facilita il processo di essiccazione e agisce da “conservante” naturale) e può essere cosparsa con gocce di olio essenziale di lavanda.

Un processo amorevole, che viene vissuto dalle mamme come il ringraziamento ultimo per aver permesso al proprio figlio di vivere e nascere.

 

 

Fonti Bibliografiche:

 

 

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Una risposta a “Il Lotus Birth, una filosofia di nascita ✿”

  1. Eugenia

    Salve, vorrei sapere se in tutta Italia è un diritto poter portare a casa la propria placenta? Perchè a Firenze ci avrebbero detto di no.. perciò stiamo cercando di capire se invece ne abbiamo diritto o dipende dall’asl..???

    Rispondi

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