Lavorare su turni può essere nocivo alla salute ✿

ospedale

Alcuni lavori costringono a ritmi serrati e turni estenuanti, spesso svolti durante l’orario notturno.

 

Una ricerca, condotta dagli studiosi delle Università di Tolosa e di Swansea, rivela oggi un preoccupante nesso tra i ritmi irregolari, ai quali il lavoro notturno costringe, e l’invecchiamento precoce del cervello.

Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista medico-scientifica Occupational and Environmental Medicine, sembrerebbe infatti che sarebbe sufficiente un periodo di dieci anni di lavoro notturno per far provocare un invecchiamento cerebrale di sei anni superiore rispetto a lavoratori della stessa età con un lavoro diurno.

 

 

 

I dati sono stati raccolti prendendo in esame un campione di oltre 3200 lavoratori e pensionati francesi, appartenenti a diverse fasce d’età e impiegati in differenti tipologie di attività lavorative.

Sulla base della ricerca è stato possibile individuare un legame diretto tra una protratta esposizione a turni stressanti e performance cerebrali – intese come capacità di memoria e prontezza di ragionamento – più vecchie rispetto a quelle di coetanei impiegati con turni meno logoranti.

Il lavoro a turni, infatti, costringerebbe a un’irregolare distribuzione del sonno e della veglia, accelerando il naturale processo di invecchiamento delle cellule del cervello.

 

Gli effetti sarebbero una minore velocità di risoluzione dei problemi complessi, minore lucidità e maggiori difficoltà a registrare nuovi ricordi.

Agli orari lavorativi squilibrati, inoltre, sarebbero riconducibili anche altri effetti collaterali, come la possibilità di incorrere precocemente in demenza senile o disturbi e anomalie del sonno.

Dieci anni di lavoro a turni, quindi, basterebbero a generare un invecchiamento accelerato capace di provocare un notevole gap con le capacità mentali di lavoratori coetanei meno stressati.

Le conseguenze potrebbero riversarsi sulla stessa capacità produttiva del lavoratore, meno efficiente e attento sul posto di lavoro e quindi più esposto al pericolo di errori o incidenti.

 

Come spiegano i ricercatori, tuttavia, esiste una buona notizia: questo processo non è irreversibile, e sarebbe sufficiente un ritorno a ritmi regolari e sostenibili per almeno cinque anni, per tornare in linea con i livelli di prontezza cerebrale normali per la propria età.

La soluzione al problema potrebbe essere, per quanto possibile, quella di ridurre allo stretto indispensabile l’organizzazione del lavoro in turni. Come dichiarato dal Dott. Philip Tucker – uno dei coordinatori del progetto di ricerca – i turni lavorativi sono però una reale necessità nella società moderna, alla quale è davvero difficile sottrarsi totalmente.

Non potendo eliminare alla radice la causa del problema, quindi, è necessario fronteggiare il pericolo con maggiore consapevolezza e con strumenti di compromesso.

Una più razionale e attenta ripartizione dei turni, ma anche regolari e meticolosi controlli medici, possono contribuire ad arginare il rischio di invecchiamento cerebrale precoce e permettere di adottare in tempo le giuste contromisure.

 

 

Fonte Bibliografica

Chronic effects of shift work on cognition: findings from the VISAT longitudinal study
Jean-Claude Marquié, Philip Tucker, Simon Folkard, Catherine Gentil, David Ansiau

Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on Twitter0Email this to someone

3 Risposte a “Lavorare su turni può essere nocivo alla salute ✿”

  1. claudia bonapitacola

    É vero! io comincio già a sentire i primi effetti dopo soli 3 anni di turni in reparto!!!

    Rispondi

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>