Episiotomia: una pratica troppo abusata ✿

episiotomiaContinua a tenere banco nel mondo sanitario la pratica dell’episiotomia, l’atto chirurgico che viene praticato alle partorienti per allargare l’egresso perineale e “facilitare” l’espulsione del bambino.

 

Il mondo sanitario però si è letteralmente spaccato in due.
Da una parte infatti ci sono alcuni addetti ai lavori che non muovono alcuna obiezione a tale pratica, dall’altra c’è chi invece parla di un vero e proprio abuso per l’utilizzo indiscriminato e routinario.

Ma addirittura alcune organizzazioni affermano che si tratti di violenza ostetrica quando questa viene eseguita senza un reale consenso informato della mamma.

Emblematico il caso americano del medico che ha perso una causa civile ricevendo anche provvedimenti disciplinari per non aver ascoltato l’indisponibilità materna alla sua effettuazione. Vedi video

 

Ma in cosa consiste di preciso l’episiotomia?

Come sopra citato, altro non è che un vero e proprio atto chirurgico effettuato dalle ostetriche e dai ginecologi; consiste nel recidere la cute/mucose e i tessuti fibromuscolari del perineo al fine di favorire il parto e limitare le eccessive sollecitazioni dei tessuti.

Si ritiene infatti che gli eventi traumatici del parto possano dar luogo ad insufficienze contenitive del pavimento pelvico con possibili futuri problemi di incontinenza urinaria da sforzo e/o prolassi dei genitali.

 

Non vi sono prove scientifiche a supporto di questi presunti benefici dati dall’applicazione routinaria della prativa, ma esistono numerose controindicazioni.

Il protocollo di assistenza al parto dell’OMS recita chiaramente:

“L’episiotomia non deve essere effettuata di routine perché non migliora di per sé gli esiti del parto vaginale e deve essere eseguita solo in caso di necessità”

Dobbiamo ricordare che la ferita episiotomica, seppur suturata ad arte, spesso è responsabile di fastidi e malesseri.

Il dolore perineale infatti è molto frequente nei giorni successivi al parto, esitando in alcune, anche una difficoltà a camminare e/o a sedersi per alcune settimane.

 

Finite le controindicazioni?

Sono frequenti i casi di donne che lamentato problemi alla ripresa dei rapporti sessuali.

Molte neo mamme infatti non hanno una ripresa soddisfacente dell’attività sessuale per un intervallo di tempo piuttosto significativo, alcune – ma si tratta di casi più rari – hanno perso la loro intimità anche per alcuni anni successivi al parto.

In un numero limitato di casi si sono registrati anche problemi di lesioni dello sfintere anale, in particolar modo quando viene praticata l’episiotomia mediana (la ferita può allungarsi con maggior facilità interessando le strutture dello sfintere anale).

Un’inchiesta molto significativa a riguardo è stata realizzata dal quotidiano Repubblica.

 

Perché in Italia si parla di abuso?

Il problema più evidente sembra davvero essere quello dell’informazione non corretta.

Molte neo-mamme infatti vengono indotte a ritenere che un’eventuale lacerazione ‘naturale’ possa danneggiare maggiormente il proprio corpo rispetto alla ferita episiotomica. La realtà però è piuttosto diversa, ma la convinzione radicata nella mentalità è difficile da modificare.

 

Ecco i dati confermati da una ricerca condotta dall’Istituto Superiore della Sanità.

L’episotomia nel Belpaese viene praticata dalle donne nel 60% dei casi di parto naturale. Una percentuale piuttosto significativa, considerando che in altri paesi europei la soglia è notevolmente più bassa (in Inghilterra appena il 14%, in Olanda addirittura solo otto donne su cento ricevono tale procedura).

Cambiare è quindi doveroso e valutati i rischi di contenziosi legali, potremmo dire che sia quantomeno consigliabile anche per quegli operatori meno inclini alle raccomandazioni della letteratura scientifica.

 

 

 

 

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