Citomegalovirus e gravidanza: prevenire è possibile? ✿

nelverde

 

Essere informate e consapevoli quali effetti produce sull’insorgenza di un’infezione, che potrebbe creare problemi in gravidanza, come quella da Citomegalovirus?

Può la conoscenza di una malattia e dei rischi che comporta, ridurre la diffusione della malattia stessa?

Uno studio recente ha cercato di dare una risposta a queste domande, con esiti piuttosto interessanti.

 

Innanzi tutto però cerchiamo di capire meglio che cos’è il Citomegalovirus e perché in gravidanza può fare paura.

Il Citomegalovirus, più comunemente abbreviato nella sigla CMV, è un virus che in alcuni casi causa un’infezione intrauterina, la malattia da CMV, le cui conseguenze possono essere gravi per la donna gravida e il bambino.
Questo agente, che fa parte della famiglia degli “herpesvirus”, risulta però pericoloso solamente nel caso in cui il sistema immunitario della madre non sia in grado di combatterlo efficacemente; in altre situazioni, invece, il virus è innocuo e non sfocia nella patologia.
 

Gli studi scientifici hanno evidenziato due fonti di infezione: l’attività sessuale con soggetti che abbiano contratto il virus e il contatto con bambini fino ai tre anni. Proprio questi ultimi sono frequentemente portatori del Citomegalovirus, come ha dimostrato lo studio condotto nel 2006 da Fowler e Pass; spesso e volentieri i bambini contraggono il virus proprio nell’utero materno oppure toccando e portando alla bocca oggetti contaminati con l’agente in questione.
 

Il Citomegalovirus potrebbe rappresentare una minaccia per le donne in stato di gravidanza, dato che potrebbe sviluppare una patologia vera e propria esponendo la salute del bambino a dei rischi potenziali.
L’infezione da Citomegalovirus, in alcuni casi,  può comportare disturbi passeggeri oppure danni permanenti a carico di vari organi e apparati.
Fra i disturbi passeggeri che il virus causa possiamo annoverare danni alla milza, al fegato e sviluppo dell’ittero, oltre che rachitismo e problemi ai polmoni.
Conseguenze permanenti che la malattia può causare sono disabilità, cecità, sordismo, e ritardo mentale.
 

La maggioranza dei bambini affetti non manifesta alcun disturbo nei primi anni di vita, dato che spesso la malattia da Citomegalovirus decorre in maniera asintomatica e pressoché silente. Ecco perché è necessario ricorrere a dei controlli periodici qualora si sapesse che il bambino è stato contagiato dal virus.

 

Importante ricordare che solo una minima percentuale dei bambini che hanno contratto il virus presenta i sintomi sopra descritti. Il più delle volte i controlli effettuati evidenziano bambini perfettamente sani.

 

 

Non esiste ancora alcun vaccino in grado di contrastare gli effetti deleteri della malattia scatenata da questo virus, motivo per cui la prevenzione e l’informazione rimangono le uniche modalità per difendersi da questo agente insidioso.

 

Studi statunitensi e francesi hanno dimostrato che evitare il contatto delle donne gravide con bambini fino ai tre anni d’età diminuisce significativamente il numero di infezioni contratte.
Un grande studio condotto da alcuni ricercatori e scienziati della CCPE, una Organizzazione italiana avente lo scopo di informare le donne per prevenire l’infezione, ha dimostrato come la conoscenza di alcune semplici norme di igiene e di comportamento possano diminuire il rischio di contrarre la malattia. Il tasso di infezione da CMV nel gruppo delle donne che avevano partecipato allo studio e che erano state messe al corrente delle norme igieniche necessarie era solo dell’1,2% rispetto al 7,6% del gruppo confronto.

 

Sembrerebbe quindi che la prevenzione e la diffusione delle corrette informazioni abbiano una significativa utilità nel ridurre l’insorgenza dell’infezione da Citomegalovirus nelle donne in gravidanza.

 

 

A cura della Redazione di Mammole

Fonte: http://www.ebiomedicine.com/article/S2352-3964(15)30097-9/fulltext

 

 

Vuoi saperne di più? Le Mammole ne discutono qui LINK

 

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