Il basso peso alla nascita potrebbe essere un fattore di rischio per il diabete di tipo 2

bambinoIl diabete mellito di tipo 2 (o diabete non insulino-dipendente) è una malattia che purtroppo presenta una sempre maggiore incidenza nella popolazione mondiale. L’eziologia di questa patologia è multifattoriale e sono molte le condizioni predisponenti, genetiche, metaboliche e comportamentali, che nel corso degli anni sono state chiamate in causa per cercare di trovare una prevenzione efficace .
Un recente studio pubblicato a gennaio dalla rivista Diabetologia ha preso in esame la connessione esistente tra la presenza di ridotto peso alla nascita e lo sviluppo di diabete mellito di tipo 2 nel corso della vita adulta nella popolazione femminile. I dati raccolti dimostrano in modo chiaro che le bambine nate con un peso uguale o inferiore ai 2,7 kg vanno incontro ad un aumentato rischio di sviluppo di questa patologia. I ricercatori hanno preso in esame un campione di oltre 3000 donne. Nello stesso contesto sono inoltre stati raccolti dati clinici allo scopo di comprendere la validità predittiva di alcuni dei biomarker comunemente associati al controllo della malattia conclamata. Lo studio è stato diretto dal professor Simin Liu, docente di epidemiologia e medicina alla Brown University.
Il gruppo di ricercatori ha monitorato e messo a confronto le storie cliniche di 1259 donne che hanno manifestato il diabete mellito di tipo 2 e quelle di 1790 donne non affette dalla patologia. L’analisi statistica ha rilevato che le donne che da neonate avevano un peso alla nascita inferiore ai 2,7 kg hanno avuto un rischio 2,15 volte maggiore di sviluppare la malattia rispetto alle neonate con peso alla nascita compreso tra i 3,6 kg ed i 4,5 kg. Il rischio è stato valutato tenendo conto della presenza di altre eventuali variabili in grado di influenzare a loro volta la comparsa della malattia (il fumo, il consumo di alcolici, l’esercizio fisico, la dieta, l’indice di massa corporea, l’etnia e la presenza di altri casi in famiglia). Il valore del rischio nelle donne che da neonate avevano un peso inferiore scende invece ad 1,27 volte se confrontato con quelle che alla nascita pesavano tra i 2,7 kg ed i 3,6 kg . Lo studio ha anche controllato alcuni dati clinici per stabilire se potessero essere validi fattori predittivi nei confronti della malattia. La presenza di insulinoresistenza si è dimostrato il valore più strettamente correlato, essendo presente nel 47% dei soggetti prima dell’esordio della malattia conclamata. Elevati livelli di E-selectina (un marker indicatore della presenza di problemi vascolari) si sono riscontrati nel 25% delle donne esaminate, mentre il 24% ha avuto un abbassamento del livello di globulina legante gli ormoni sessuali e solo l’8% ha sofferto in precedenza di ipertensione arteriosa.
Uno studio simile, pubblicato ad agosto dello scorso anno sulla rivista Diabetes Care, era già stato effettuato da una equipe del Boston University’s Slone Epidemiology Center. In quel caso i ricercatori avevano messo in relazione la maggior incidenza del diabete mellito di tipo 2 delle donne appartenenti alla popolazione afroamericana con la maggior prevalenza di nascite di neonate in condizioni di peso ridotto in questa parte della cittadinanza.
Il professor Liu ed i suoi coautori auspicano che i dati raccolti siano di utilità per il lavoro di valutazione del rischio di sviluppo del diabete, un compito molto importante in quanto permette di consigliare le norme comportamentali che possono contrastare la maggior predisposizione alla malattia, ritardandone l’insorgenza.

 

 

Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on Twitter0Email this to someone

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>